KISEIJU – l’ospite indesiderato potremmo essere noi

Un giorno, qualcuno sulla Terra, pensò: “La vita deve essere protetta”.
(Shinichi, voce fuori campo)

Questa è la voce fuori campo che si sente all’inizio dell’anime Kiseiju – l’ospite indesiderato (2014). Tutta la storia si sviluppa attorno a Shinichi Izumi, un ragazzo normale, un po’ timido, che vive una quotidianità tranquilla con i suoi genitori. Le cose cambiano quando, in una notte come tante, misteriose creature parassite piovono sulla terra. Questi esseri microscopici hanno un obiettivo molto semplice e inquietante: entrare
negli esseri umani, raggiungerne il cervello e prenderne il totale controllo, trasformando il corpo in una sorta di arma vivente. Lui viene preso di mira da uno di questi ma riesce a fermarlo prima che possa impadronirsi del cervello bloccandolo nella mano destra. Questa situazione crea una convivenza forzata molto particolare.

Da un lato c’è Shinichi,
con le sue emozioni da adolescente, le paure, i sentimenti; dall’altro c’è Destry, un essere completamente razionale, freddo, che valuta ogni cosa in base alla sopravvivenza. Mentre i due iniziano a interagire l’uno con l’altro, il mondo intorno a loro cambia in fretta. Altri parassiti, ben più “riusciti”, prendono il controllo di esseri umani e iniziano a cibarsi dei
loro simili, nascondendosi dietro un aspetto normale. Shinichi si ritrova così coinvolto, suo malgrado, in una guerra silenziosa tra umani e parassiti. I nemici capiscono presto che la sua condizione ibrida è pericolosa, e lo vedono come un errore da eliminare. Il protagonista deve affrontare vari traumi, confrontarsi con scelte difficili e riflette sulla sua sensazione di sentirsi cambiato dentro, chiedendosi se stia diventando meno umano…

Shinichi: Sei un demonio.
Destry: Shinichi, ho fatto delle ricerche sul demonio e ritengo che la creatura più simile ad esso sia l’uomo. Gli esseri umani uccidono e divorano tutte le altre specie, mentre i miei simili si nutrono solo di una specie o due: sono più modesti.

La vicenda di Shinichi e Destry, ovviamente, è solo uno strumento narrativo per riflettere su cosa davvero definisca la nostra umanità. Nel momento in cui Shinichi cambia, sia fisicamente che emotivamente, comincia a interrogarsi sul valore dei sentimenti, sulla fragilità dell’identità e su quanto sia facile perdere ciò che pensiamo ci renda persone migliori. Paradossalmente è proprio il contatto con un essere non umano a costringerlo a capire fino in fondo quanto siano preziose emozioni come la compassione, il dolore e l’empatia.

Allo stesso tempo, si mette in scena il tema della paura del diverso. I parassiti arrivano sulla Terra come entità strane, incomprensibili, che provocano immediatamente terrore. Ma più la storia va avanti, più diventa chiaro che questa paura nasce soprattutto dall’ignoranza. Gli esseri umani reagiscono distruggendo o rifiutando ciò che non capiscono, senza chiedersi davvero se ciò che definiscono “mostruoso” sia poi così
diverso da loro. In più occasioni la serie fa notare che i parassiti, pur agendo in modo brutale, seguono logiche molto simili a quelle dell’umanità: sopravvivere, adattarsi, trovare un equilibrio all’interno del proprio ambiente. Non sono moralmente malvagi; sono semplicemente un’altra specie che cerca di vivere. Da questo deriva un altro tema forte: la natura come forza neutrale, indifferente alle nostre categorie di bene e male. Kiseiju insiste sul fatto che l’uomo non è superiore alle altre forme di vita; è solo uno dei tanti esseri che abitano il pianeta. Uno dei monologhi più interessanti dell’opera è quello fatto dal sindaco Hirokawa nella sala conferenze del municipio mentre una squadra di militari armati lo circonda:

Possiamo dire che per oggi avete vinto voi: in fondo su questa terra quale altra creatura è più abile nell’uccidere dell’essere umano? Ma gli strumenti che in questo momento stringete fra le mani andrebbero destinati ad altro, ad uno scopo molto più importante: proteggere l’equilibrio tra le creature viventi. Questo sarà il vostro compito da ora in poi, lo sfoltimento: presto l’intera razza umana dovrà rendersi conto di una cosa importante, che è assolutamente necessario diminuire il numero dei suoi membri immediatamente, e che il crimine dell’inquinamento è un problema ben più grave del crimine dell’omicidio. […] Molto tempo fa un giorno qualcuno sulla
Terra pensò “la vita deve essere protetta” e la ritengo una cosa vera. […] La tutela dell’ambiente non è che un’ideologia distorta, creata su misura per gli esseri umani: perché vi rifiutate di riconoscerlo? Gli umani dovrebbero pensare a tutti gli esseri viventi, non solo alla loro prosperità: è questo quello che farebbe un re del creato! Secondo voi questo è agire in nome della giustizia? E invece non c’è niente di più giusto di questo! Paragonati a noi, che viviamo in perenne simbiosi con gli uomini per mantenere l’equilibrio tra i viventi, voi luridi umani siete solo vermi che consumano questo pianeta!! O dovrei dire “dei parassiti”?

(Hirokawa)

Come per Matrix ( https://artesettima.it/2022/05/02/il-parassita-tra-matrix-kiseiju-e-parasite-la-lotta-eterna/ ) l’essere umano tende a chiedersi se non sia esso stesso il problema per il pianeta. Anche se in Matrix si parla di virus, il concetto resta bene o male lo stesso. Lo stesso Shinichi, in uno dei suoi momenti di riflessione che attraversano tutta l’opera, si chiede se agli occhi degli altri esseri viventi, non siano gli umani il veleno e i parassiti la cura. Infondo chi può decidere quale vita valga di più? Perché uccidere una creatura che sta lottando per sopravvivere?

Questo desiderio di non uccidere non è forse l’ultimo tesoro
rimasto all’umanità? Con la crisi climatica sempre più presente nelle nostre vite, non possiamo che trovare strumenti alternativi di convivenza con il resto del pianeta. Oppure accettarne il collasso. Ma questo ci renderebbe cattivi? L’uomo è cattivo o aggressivo per natura? Quanto può avere senso aggrapparsi a queste domande? Sono sempre i vincitori a scrivere le regole. Sono sempre i vincitori a decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato.
Ma così come in questo anime, anche nella vita, quando si provano determinate emozioni, siano esse considerabili positive o negative, non possiamo che continuare ad avere speranza, continuare e tentare.

Siamo nati tutti nello stesso posto, cerchiamo sempre dei punti di contatto tra noi nella speranza di trovarne il più possibile. Ci teniamo stretti a qualcosa, fino a quando la nostra vita non ha fine. (Shinichi)